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Legend Technisub
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Abbiamo esaminato un erogatore con elementi nuovi e interessanti. Descriviamo caratteristiche e sistema di funzionamento di questo apparecchio che si colloca ai livelli più alti del settore.
Il nuovo erogatore Legend della Technisub è un apparecchio "tutto da scoprire" sia per l'estetica originale sia per le interessanti caratteristiche tecniche.
Il primo stadio
Con una forma a ogiva, chiuso nel suo guscio di protezione, il primo stadio lascia in vista solo la brida di collegamento alla rubinetteria ottimamente satinata.
La robustezza della struttura trova riscontro nell'indicazione 'fino a 232 bar - 3000 PSI", il limite massimo per i collegamenti rubinetteria/erogatore di tipo Int. Ci sono diversi tappi da svitare con la chiave a incasso esagonale: ne contiamo due di alta pressione, tre di pressione intermedia più un'uscita per la frusta di alimentazione e, ancora, un tappo apicale che richiederebbe una inconsueta, grande chiave a brugola. Ci è chiaro, ma ne riceviamo conferma dal libretto di uso e manutenzione, che questo 'tappo" non chiude una particolare presa, ma, viceversa, è il sistema rapidissimo e comodo per procedere allo smontaggio dei componenti interni del primo stadio.
Proviamo a svitare il fondello, che viene via utilizzando semplicemente le mani, a riprova della precisione delle lavorazioni meccaniche. Sotto la protezione c'è una membrana di separazione, che crea una camera secca (senza acqua) in cui scorre, trasmettendo meccanicamente la pressione, un elemento in tecnopolimeri a forma di fungo. Smontiamo tutto, intervenendo anche dall'altra parte, per trovare i consueti meccanismi di un classico erogatore a membrana: stelo, pistoncino, molletta, molla di supero ecc. Tutto è molto ben realizzato: annotiamo, infatti, la passivazione e la fresatura alle estremità della molla di supero, l'inox impiegato per la valvola e il poliuretano della 'guarnizione" del pistoncino, peraltro di un bel colore azzurro traslucido. Guardiamo, dentro la brida, l'ugello del collegamento alla rubinetteria e troviamo una sorpresa: fermato da una circlip di ottimo acciaio, c'è un disco con sedici minuscoli forellini. Lo asportiamo: sotto c'è una piccola camera, al cui interno è allocato, per mezzo di un O-ring, un filtro sinterizzato di forma cilindrica. La novità, in termini di lunghezza di periodo di manutenzione ordinaria, dovrà essere valutata nel tempo, paragonando questo tipo di filtro con quelli a pasticca, ormai quasi del tutto diesueti, e con gli altri conici, che oggi costituiscono la maggioranza. Abbiamo lasciato in ultimo il particolare forse funzionalmente più importante: la cosiddetta surpressione. Se il secondo stadio è bilanciato pneumaticamente (e quello del Legend lo è), si può intervenire sulle luci di passaggio per creare un iperbilanciamento, incrementando dinamicamente la pressione intermedia in modo da tenere conto della maggiore densità dell'aria per alleviare lo sforzo respiratorio. Il Legend, sulla scia di altri erogatori della stessa Technisub, come lo storico Supra, 'agisce" proprio così e, probabilmente, a questa raffinatezza funzionale deve le sue ottime prestazioni.
Il secondo stadio
Un guscio in elastomero morbido, con le funzioni di comodo pulsante per lo svuotamento, è tenuto in sede da una ghiera che si avvita internamente alla scatola di erogazione, con ottimi risultati di robustezza e di minimo ingombro. La svitiamo facilmente con le mani e notiamo che la membrana è fissata all'interno della scatola con una seconda ghiera 'merlata", anch'essa avvitata e separata dalla membrana da una guarnizione antiattrito. Apprezzando la precisione delle lavorazioni, continuiamo lo smontaggio e troviamo la leva di erogazione a doppio apice ricurvo e il cannotto centrale in cui scorre il pistone di chiusura, bilanciato pneumaticamente. Notiamo la buona luce per lo scarico, con la relativa membrana e ritorniamo all'esterno per vedere il comando del regolatore di flusso che, su una novantina di gradi, indica la chiara scelta del costruttore di renderne intuitiva la funzionalità: 'duro" se lasciato libero, per non avere autoerogazione, e 'morbido" per il massimo comfort respiratorio in immersione. Un ultimo particolare che ci incuriosisce è dato da un'aletta inclinata presente nel condotto del boccaglio. Si tratta di una piccola raffinatezza che compensa le diverse modalità di regolazione dell'effetto Venturi.
Giovanni Zagarese
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| 2003-02-01 |
| ARTICOLO del "Il Subacqueo" |
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